marco riva

  composer

          multi instrumentalist

                                 songwriter

Marco Riva

composer 

     

         multi instrumentalist

                                  songwriter

kemancello . kemancè . doublebass . fiddle . guitar . viella . ribeca . rabab . lyra . psalthery . saz . oud . tanbur . vocals

Marco Riva (born Marco Allevi)

is an Italian musician of distant nomadic / Tadjk origins.

Jazz composer, author and singer, he uses different musical instruments and he has published dozens of jazz, blues, WM pieces and ambient tracks in Italy and abroad.

He creates music for documentaries, advertising jingles and tracks for public places.

He is a dynamic author of jazz songs and a kemancello player (this is a Persian kemancè he has modified) and a double bass player.

He is the author of an original repertoire of over 200 songs, from blues to theatre song.

Interested in phsychoacoustic, ethnic music and oriental studies, he also teaches a class on how to listen to extra European music and he teaches in music labs for children and adults.

marco riva

 

 

BIOGRAFIA

 

E’ durante la prima infanzia che prende forma il suo imprinting musicale, grazie soprattutto agli ascolti quotidiani di jazz, blues e musica classica fatti in ambito domestico.

In famiglia nessuno è musicista ma l’assiduità degli ascolti lo porta a imparare a memoria interi brani musicali e a riprodurli con la voce o mediante semplici strumenti giocattolo.

A otto anni comincia lo studio della chitarra classica e per la prima volta può studiare elementi musicali sino ad allora sconosciuti.

Lo studio teorico però non lo soddisfa e così tende a improvvisare le melodie già conosciute sulla chitarra passando ben presto al blues, di cui comincia ad approfondire la conoscenza attraverso l’acquisto dei suoi primi LP.

A dodici anni ascolta la musica di Charles Mingus su di un album comprato in edicola e decide di passare al contrabbasso.

Fa la conoscenza del Maestro Giorgio Azzolini che lo segue privatamente per diversi anni dandogli le basi della tecnica classica e del walking bass jazzistico.

Studia armonia e contrappunto con diversi insegnanti e si avvicina alle musiche extraeuropee e ad alcuni antichi strumenti ad arco che poi comincia a perfezionare intorno ai diciotto anni.

Si appassiona alla musica barocca (Haendel in particolare) e a quella Rinascimentale, comincia a suonare vielle e ribeche medioevali e ad approfondire le teorie musicali indiane, arabe e persiane.

Dal 1990 al 1993 frequenta i Civici Corsi di Jazz dove approfondisce lo studio dell’improvvisazione e dell’arrangiamento per big band.

Nel 1993 comincia a insegnare basso elettrico e chitarra collaborando per diversi anni col Comune di Milano e con molte scuole private della città e dell’ hinterland dando lezioni anche a bambini molto piccoli.

Nello stesso periodo inizia a studiare elementi di acustica e psicoacustica grazie ai quali comincia a concepire l’idea di ambientazioni sonore, concetto che svilupperà a livello commerciale e professionale qualche anno più tardi.

Nello stesso periodo ha l’occasione di fare alcuni viaggi nei Paesi arabi e ha modo di suonare e di studiare in maniera più approfondita il Maqam per poi affrontare lo studio della musica turca e persiana con musicisti residenti in Italia.

Collabora e studia negli stessi anni col suonatore di tar azero Fakhraddin Gafarov, ex direttore del Conservatorio di Baku e tra i massimi esponenti del Mugam.

A metà degli anni novanta il suo principale strumento diventa il kemancello, una viella ad arco simile al kemancè persiano ma accordato per quinte con corde di violino; con questo strumento comincia una sua personale ricerca musicale che lo porta nel tempo a inserire questo e altri archi simili all’interno del contesto musicale occidentale.

Nel frattempo scrive brani musicali di genere jazzistico e nel 1995 per l’etichetta Mingus Production di Milano incide il suo primo album intitolato “Monocromia”, un concept dove insieme al supporto musicale viene allegato un libretto di acquerelli da lui stesso dipinti che accompagna i singoli brani.

Continua nella sua ricerca di sonorità di frontiera e nel 1997 coproduce per l’etichetta milanese MAP una serie di 10 cd dedicati alla world music intitolata “Ethnoworld” che lo vede incidere per la prima volta con tutti i suoi strumenti (dagli strumenti ad arco ai salteri medioevali).

Nello stesso anno prende parte al Bottesini Basso Festival di Cremona durante il quale si esibisce con un quartetto formato da due contrabbassi, octobasse e corno delle Alpi e in duo con Paolo Dalla Porta.

Nel 1999, dopo avere spedito un provino con quattro brani, viene contattato dall’etichetta milanese Erga/Halidon con la quale collabora per cinque anni durante i quali gli vengono affidati dodici progetti discografici che vengono distribuiti capillarmente su tutto il territorio nazionale attraverso la grande distribuzione (centri commerciali, edicole, autogrill, negozi specializzati).

E’ in questo periodo che affina le sue tecniche di Producer sia a livello artistico, con la produzione di musiche per massaggi, esercizi di respirazione etc, sia a livello tecnico utilizzando i suoi strumenti assieme all’elettronica e curando mixaggio e masterizzazione di tutte le sue composizioni.

Tra i lavori di questo periodo vi è un cofanetto di tre cd abbinato a vasche di idromassaggio per il mercato Americano e una serie di cinque Cd dedicati alla meditazione.

Oltre all’attività di produzione discografica continua a scrivere brani da camera e orchestrali sfruttando gli studi di composizione degli anni precedenti; in questo periodo comincia anche a scrivere canzoni e a interpretarle direttamente.

Nel 2002 fonda l’etichetta Rivavinili, tutt’ora presente per la quale produce numerosi album in ambito Jazz, Blues e World Music.

Nel 2005, esaurita l’esperienza con l’etichetta Halidon fonda con un socio un nuovo marchio denominato JP & Partners con il quale sviluppa il concetto di “target music”, sfruttando le precedenti esperienze professionali in ambito Ambient e New Age.

Comincia a comporre musiche per sonorizzare ambienti di lavoro, palestre, sale d’attesa, beauty farm e progetta anche alcuni impianti Hi Fi per la diffusione delle sue musiche mediante particolari accorgimenti (da citare otto ore di musiche originali per le Terme dei Papi di Viterbo).

I suoi brani cominciano ad essere utilizzati da grandi network televisivi e radiofonici tra cui Rai e Mediaset come sigle di documentari, jingels e musiche di sottofondo.

L’esperienza con JP & Partners si conclude nel 2009 ma già nel 2007 era cominciata una nuova collaborazione con l’etichetta Forte Media Consulting di Locarno tutt’ora in corso.

Per questa etichetta compone oltre 400 brani e con svariati pseudonimi raggiunge il web esplorando nuovi ambiti musicali tra cui Deep House, Lounge, Latin Jazz, New Disco.

Continua nel suo impegno di cantautore folk e blues e si spinge sino al teatro/canzone con monologhi da lui stesso scritti.

Assieme all’attività di produzione discografica tiene regolarmente lezioni di guida all’ascolto, seminari e Masterclass dedicati all’incontro tra la musica occidentale e i sistemi extraeuropei.

 

 

MUSICA

 

La definizione di uno stile che possa inquadrare il musicista e un suo posizionamento in un determinato genere musicale non è semplice perché la sua caratteristica più marcata è quella dell’eclettismo musicale.

Le sue composizioni abbracciano un range molto vasto e l’utilizzo di molti strumenti diversi rende quasi impossibile una generalizzazione a riguardo.

E’ più opportuno parlare di “background musicale”, di “bagaglio artistico” che vede il blues e il jazz come elementi principali ma non esclusivi e di una concezione tonale e orizzontale della musica che privilegia la melodia e la ricerca estetica, l’improvvisazione e l’estemporaneità piuttosto che la ricerca di strutture musicali preordinate e complesse.

Il contrappunto e l’eterofonia vengono prima dell’armonia, la melodia in senso tonale ed esteticamente gradevole ha più importanza di qualsiasi formula derivata dallo sviluppo degli accordi (come ad esempio nei pattern jazzistici spesso stereotipati e prevedibili).

La sua ricerca lo porta poi ad utilizzare elementi particolari derivati dai suoi stessi strumenti in modo che il fraseggio, soprattutto durante le improvvisazioni, possa arricchirsi di materiali timbrici e ritmici inconsueti (ad es. quarti e terzi di tono, pattern ritmici derivati dalla musica indiana e persiana etc.)

 

STRUMENTI

Come polistrumentista si distingue per l’uso del kemancello e del contrabbasso in ambito jazz e contemporaneo, per il violino nel blues, funky e folk e come cantautore in un repertorio che spazia dal folk al counrty blues al rock.

Gli altri strumenti da lui suonati sono i seguenti: chitarre, basso elettrico, kemance, salteri medievali, rabab, lira pontiaca, viella, ribeca, sarinda, dulcimer.

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